Velina? No, grazie…

Perché, perché, perché… Ci sono momenti in cui, devi fermarti, riflettere e decidere chi vuoi essere. Ti domandi, dove stai andando, se alla fine tutto non viene per nuocere, se ancora una volta sei tu che devi sostenere gli altri e non loro. So badare a me stessa, l’ho sempre fatto. Sono una dura, difficilmente faccio entrare le persone nel mio cuore. Mi sento ripetere sempre le stesse cose su di me: “Sei la persona più intelligente che abbia mai incontrato!” Si lo so bene, e non lo dico perché sono poco modesta, ma visto le donne che ci sono in giro, non li biasimo più di tanto quando incontrano una con un po’ di cervello e con la testa sulle spalle. Ho sempre puntato non sul mio aspetto fisico, ma su di me. C’ho lavorato tanto, ma non per questo sono una persona costruita a tavolino. Tiro fuori da subito gli artigli, non mi nascondo. Ma quando arriverà il momento di prendere, quando potrò sentirmi leggera?

Incontri domenicali

Era una domenica come tante, mi alzai relativamente presto. Con gli occhi ancora impastati di sonno mi preparai la mia colazione. Finalmente a stento era uscito il sole, l’aria era tiepida, ma il mio umore era altalenante. La stanchezza che avevo non era scivolata via nemmeno con una doccia. Invece di restarmene nella mia stanza a oziare, decisi di uscire. La meta era una cioccolateria nel quartiere studentesco di San Lorenzo. Tornare nel tardo pomeriggio in quel luogo, mi metteva angoscia. C’era un’atmosfera cupa, troppo silenziosa. La piazzetta a malapena si riconosceva. Incontrai un mio amico, ma appena lo vidi capii subito che non ero l’unica con l’indole precaria. Ci dirigemmo, dopo un primo scambio di battute, verso il locale: “Chiuso!” L’entusiasmo svanì presto. Nonostante ciò, eravamo in perfetta sintonia. Sapere che c’è qualcuno che comprende il tuo stato d’animo era confortante. La totale indifferenza, l’inerzia fisica, l’assenza di una qualsiasi reazione fisica era tangibile. Ma era colpa del giorno festivo e della mia non dose di theobroma cacao?