Ex, il ritorno…

Il tempo scorre. Sembrava ieri, quando decisi di tagliare i cosiddetti rami secchi, un taglio di quelli netti, decisi e soprattutto dolorosi. Si sa, sono una di quelle che preferisce incassare il colpo subito, abituarmi all’assenza di alcune persone nella mia vita ma essere coerente con se stessa. E così feci tanto tempo fa, mi tolsi alcune zavorre in amore e in amicizia. Dopo anni e anni di pettegolezzi, di ore a chiedersi il perché di alcuni comportamenti, il mio ex se ne era uscito con una banale frase, pensando di poter chiacchierare amorevolmente con me che non aspettavo altro. Ovviamente non era così e tra stupore, rabbia, e anche voglia di vendetta (si lo ammetto, una parte di me voleva togliersi qualche dente amaro) gli risposi, dicendo che non era opportuno sentirsi visto il come c’eravamo lasciati ma poi nella vita capita che hai il momento per riscattarti, per far valere chi sei, e allora perché non prenderlo al balzo?

Indovinate chi era?

Dunque, dove eravamo rimasti? Fermo restando che ne è passata di acqua sotto i ponti in questi mesi, incomincerei con la cosa più bella che mi potesse capitare in questo periodo nonché fresca fresca di giornata. Proprio mentre ero intenta a finire i miei ultimi giorni di lavoro, conclusi con il botto, che poi vi spiegherò in un post futuro, alle due di notte qualcuno decise di scrivermi un banalissimo:  “Ciao, come stai?” Mi alzai come sempre la mattina, presi il mio cellulare e non ci potevo credere. Era l’unica persona da cui non mi sarei mai aspettata nulla del genere: orgogliosa, egocentrica, egoista, permalosa e perfino presuntuosa. Una di quelle che non ci metti molto a farle uscire dalla tua vita e quando finalmente te ne sei liberata, tiri un sospiro di sollievo… Indovinate chi era?

Scelte giuste? Sbagliate?

Si dice che da piccoli dettagli si capiscono tante cose. Le chiacchiere tra donne si sanno come va. S’inizia da un discorso e poi ecco che piano piano, si scivola verso argomenti di cui, veramente, ne hai le scatole piene. Il passato è passato. Nella vita si è costretti a fare delle scelte. Giuste? Sbagliate? Dipende dai punti di vista. Molte di queste, a volte si capiscono nell’immediato e si ha il tempo materiale per recuperare il rapporto instaurato, a volte invece ti rendi conto che più passa il tempo e più pensi di aver agito nel migliore dei modi. A me è sempre capitato così, osservo, noto e rifletto in silenzio. Quando, poi si presenta l’occasione, in maniera molto pacata, faccio notare alcune cose, che non sempre sono accolte in maniera positiva. Se consto che la persona in questione reitera il suo comportamento, poco tollerato da me, rinuncio a parlare, finché non ne posso più, e alla fine, chiudo. In genere, sono sempre situazioni al limite che scatenano questo tipo di reazione e da lì completa indifferenza. E’ sempre andata così, lo schema si ripete all’infinito in tutte le relazioni che ho avuto, ma ora basta! Rottura sia…

Perdere tempo

Perdo tempo tutte le volte che inutilmente cerco di spiegare il mio punto di vista. Perdo tempo quando esco con persone sbagliate, pensando che forse qualcosa cambierà. Perdo tempo sempre, quando invece di concentrarmi sulle cose che contano, veramente, mi abbandono alla routine della vita. E così che passano ore, giorni, anni e si arriva al trentesimo compleanno con una laurea, un lavoro precario, da difendere costantemente con battaglie sindacali, e senza una relazione stabile. Che cos’altro si può avere dalla vita se non un po’ di serenità? Era una battuta, poiché ultimamente non c’è neanche quella. Nonostante i miei pensieri, sempre in negativo, cerco ogni giorno di vedere in quello che mi accade, con una nota ironica, a volte sarcastica, le mie vicissitudini pseudo – amorose, amicali e come le si vogliono definire. Tra stupore, sbalordimento e torpore, la domanda mi pongo costantemente è: “Sono io quella strana o gli altri?”

Il gioco delle apparizioni e sparizioni

Il gioco delle apparizioni e sparizioni non è mai stato il mio forte. Giugno ne è stato altrettanto ricco ma sono sempre più convinta che una persona o c’è o non c’è. Non si può cantarsela e suonartela una sera, e poi il giorno dopo far finta che alcune parole non siano uscite dalla bocca. Ecco ragazze, un altro bel consiglio in arrivo! Dovete diffidare anche di quegli uomini che al primo appuntamento o chiacchierata, che dir si voglia, alla fine della serata, pronunciano delle frasi del tipo: “Sei proprio una bella persona sia fuori che dentro!” Non è necessario che voi diciate qualcosa di smielato, se non sentito veramente, perché poi queste cose, non immediatamente, ma da lì a una settimana si capiscono. A questo punto mi chiedo sempre: “Ma perché lo fanno? La logica è quella del ” Coglio, Coglio” aspettando che prima o poi qualcuna ci caschi oppure apro le labbra, non connetto il cervello, e sparo frasi così tanto per dire?

Le regole del gioco

Era a cena con vecchi amici, non ci vedevamo da qualche tempo, e come sempre le nostre chiacchiere dopo un giro di formalità sfociarono in ambito sentimentale. Tutti più o meno impegnati in una sorta di relazione embrionale, speravamo vivamente di non commettere gli stessi identici errori. Ci sono allora delle mosse giuste? E’ conveniente mostrare le proprie carte o attendere? E lì che da donna single trentenne diedi piccole pillole di psicologia femminile. Il dibattito si accese ma la verità è che è bello giocare, stuzzicare. Il desiderio che cresce piano piano ed esplode. Se il compito della donna è sedurre, l’uomo cosa dovrebbe fare? Corteggiare?

Se stessi

Si dice che la relazione più complicata è con se stessi. Era un giorno come tanti, il tempo passava così velocemente che in un batter d’occhio la settimana era volata. Mentre ero intenta a lavorare, improvvisamente mi arrivò una chiamata inaspettata. Sentivo la persona blaterale, retorica su retorica, convinzioni. Inutile dire che ero distante da ciò che affermava, disinteressata alla sua verità. Dico sua, perché non c’è una assoluta, ma quella che ogni persona ti racconta. Ma poi vieni interpellata e sei costretta a dire qualcosa, spieghi le tue motivazioni seguendo un ragionamento logico, mosso da una briciola di buon senso. Alla fine io so chi sono. Mi conosco troppo bene e ho imparato nel tempo a convivere con le mie mille sfaccettature. Ti rassegni al fatto che non si può esser simpatici a tutti, che non sempre può star bene ciò che si fa. Ecco che il gioco si capovolge. Si passa più tempo a dimostrare chi si è veramente agli altri, più che a se stessi? Perché?

Quando il gioco si fa duro

Appena finito di cenare con molta disinvoltura avevo mandato qualcosa da leggere al mio amico di penna, il mio primo fan. Improvvisamente la situazione degenerò e quello che avevo scritto fu subito oggetto di riflessioni comuni. Io e te, te e io, da amici conclamati si passo a disquisire sulla nostra complicità. Qualcosa non tornava. Bastava così poco per entrare in crisi? O forse non era mai stata una vera amicizia? Sta di fatto che era appesa a un filo e come tale si ruppe. Il dopo fu solo un susseguirsi di chiacchiere inutili. E pensare che proprio nel pomeriggio riflettevamo sulle situazioni e di come le persone tendevano a complicarsele. Ed esattamente questo stava accadendo a noi. La paura stava prendendo il sopravvento ancor prima di ipotizzare una possibile relazione. Ma, però, erano tutte scuse le sue? O semplicemente sensi di colpa? Si dice che la testa bisogna rompersela prima di fasciarsela. Avevo trovato allora l’unico uomo previdente?