Salto nel passato

In un pomeriggio d’estate, pensai a come fosse stato bello uscire dal letargo e riprendere in mano la mia vita. Sono sempre stata una che rischia, che si mette in gioco, e non ha paura delle conseguenze. E se dovessi sentire il mio cuore, so che sbaglierei un’altra volta. E allora sono lì che aspetto, ferma a un semaforo arancione che non vuole né diventare rosso, né verde. Scalpito, perché dovrei reagire invece di subire passivamente, ma c’è qualcosa che me lo impedisce. Il poco coraggio? I troppi pensieri? E così mi crogiolo, mi lascio portare alla deriva. Ho paura di precipitare nel vuoto. Ho paura di spiccare il volo. Ho paura di sprofondare nel mare e di non riuscire a risalire tutt’intera. E’ quello che scrivevo quattro anni fa di me, e non è cambiato molto. Senza di te, ho superato molte situazioni, sono forse più forte, più consapevole, sono più me stessa, ma tu ormai fai parte del mio passato…

Quando il gioco si fa duro

Appena finito di cenare con molta disinvoltura avevo mandato qualcosa da leggere al mio amico di penna, il mio primo fan. Improvvisamente la situazione degenerò e quello che avevo scritto fu subito oggetto di riflessioni comuni. Io e te, te e io, da amici conclamati si passo a disquisire sulla nostra complicità. Qualcosa non tornava. Bastava così poco per entrare in crisi? O forse non era mai stata una vera amicizia? Sta di fatto che era appesa a un filo e come tale si ruppe. Il dopo fu solo un susseguirsi di chiacchiere inutili. E pensare che proprio nel pomeriggio riflettevamo sulle situazioni e di come le persone tendevano a complicarsele. Ed esattamente questo stava accadendo a noi. La paura stava prendendo il sopravvento ancor prima di ipotizzare una possibile relazione. Ma, però, erano tutte scuse le sue? O semplicemente sensi di colpa? Si dice che la testa bisogna rompersela prima di fasciarsela. Avevo trovato allora l’unico uomo previdente?