Targhe alterne

La scorsa settimana andai quasi sempre a ballare. Ma non era per incontrare lui. Avevo bisogno di scaricare la mia energia in qualcosa di produttivo almeno per il mio corpo. Dopo le ricche abbuffate di Pasqua e Pasquetta, un po’ di sano movimento non faceva di certo male. Ben presto mi resi conto che mi perseguitava. Non appena mi vide, mi fece una delle sue solite battute. Poco dopo arrivò lei, e lui girandosi mi disse: “Guai in vista!” Il problema è che, alla fine dei conti, la cosa non mi toccava più di tanto. Non sentivo niente, ma proprio niente. Trovavo addirittura più interessante fare due chiacchiere con altre ragazze della scuola. Sapevo ormai che non eravamo umanamente compatibili. Le cose in comune erano decisamente poche. Non ci sarebbe stato mai un futuro per noi. Non avevo dubbi. Io l’avevo capito, ma lui? Avrei dovuto, una volta per tutte, affrontare il discorso tempo fa, invece di lasciare le cose in sospeso? E il risultato era un sentimento a targhe alterne?

L’attimo seguente

C’è o ci fa, alla fine conta poco. Noi siamo il prodotto delle nostre azioni. Aver trovato una persona che mi aveva letteralmente messo a tappeto sulla pista da ballo, non era da poco. Uscii subito dopo dal locale, e la prima domanda che feci al mio amico appena salita in macchina era: “Tu hai mai visto comportarsi così con le altre?” La risposta, visto l’accaduto, era più che scontata. Ma perché io? Con tutte quelle che avrebbe potuto avere, doveva scegliere proprio me. Ripensavo alle continue figuracce, compresa l’ultima, e del modo in cui mi trascinava in queste situazioni. In un attimo, la solita sensazione. Avrei voluto dargli un bel ceffone, ma ero ancora troppo in imbarazzo. Fatto sta, con i miei mille dubbi tornai a casa, sperando che nei giorni successivi tutto fosse stato molto più comprensibile. Come sempre, il caro facebook e le manie di scrivere ogni cosa, avevano contribuito a schiarirmi un po’ le mie idee. La prima, è che c’avevo azzeccato: si era lasciato con la sua ultima fiamma, e questo, spiegava molte sue mosse…

Una domenica funesta

Mentre ero intenta a controllare i post dei miei colleghi internauti, mi chiedevo il perché avessi esitato così tanto ad aprire il mio blog. I dubbi erano i soliti dello scrittore funesto. Nel passare dei giorni, mi resi conto che, infatti, qualche zombie era spuntato fuori. Quindi, il grande dilemma che mi attanagliava e mi bloccava era fondato. Esternando le mie riflessioni, qualcuno se la sarebbe presa molto a male. E’ così fu. La facoltà di suscitare reazioni però non era una cosa negativa. Il confronto era una dei miei punti di forza e lo è ancora tuttora. Non è da tutti mirare e centrare il bersaglio. A me viene spontaneo, naturale come respirare. Intuito forse? Fatto sta, che dopo un giro di pensieri, la risposta che mi sento dire ripetutamente è: “Forse hai ragione…” che passa dopo poco a “Mi sa che pure stavolta hai ragione…” a “Hai ragione, sei sempre così saggia…” Saranno i trent’anni? La vita? Le mie esperienze?