Déjà vu

E così che cominciai a vomitare tutto quello che pensavo di lui: dall’inizio alla fine. Mi passarono davanti una miriade di déjà vu che avevo rimosso temporaneamente e che al solo pronunciare di quel nome riaffioravano sempre più nitidi. Si va avanti, ma il male che si è ricevuto gratuitamente non si scorda mai, crea ferite che solo il tempo sa risanare. La mia era più che cicatrizzata, ma volevo una volta per tutte, pulirmi lo stomaco e fargli capire quanto era stato ingiusto nel comportarsi così con me. Ma come spesso capita, le persone, se pur mostrano un minimo di pentimento, hanno difficoltà a porgere delle scuse. O meglio, erano arrivate, ma con tanta sufficienza e arroganza. Secondo lui, avrei dovuto capire le circostanze e farmi da parte. Dovevo in poche parole, starmi zitta e incassare il colpo. Per carità, quello l’avevo incassato ma sempre con testa alta e a modo mio e cioè tagliando ogni sorta di rapporto amichevole. La sincerità e l’onestà non sono virtù di molti!

Strani ritorni

Stamattina, più che mai, ero indecisa su quale proverbio fosse stato più azzeccato per la serata appena passata. C’eravamo organizzati, come sempre per andare a fare quattro salti in pista con i miei amici della scuola di ballo. L’imperativo era: “Pochi ma buoni.” Senza nemmeno essersi messi d’accordo, la combriccola ben presto, fu al completo. Non mancava proprio nessuno, tranne la ragazza del mio primo ballerino. Era da un po’ che non li vedono baciarsi, accarezzarsi. Mi direte ok va bene e allora? Tutto cominciò, quando alle prime armi, lui per tutta l’estate, fu il mio tormento in tutti i sensi. Continue battute del tipo: “Ci sposiamo!” Io rimanevo sempre perplessa. Non sapevo se faceva sul serio, ma la passione che metteva mentre ballavamo era tangibile. Tutti si fermavano a guardarci. Ed io non sapevo che fare. Alcune volte m’irritava, non lo sopportavo. Era arrogante, ma poi un attimo dopo mi faceva ridere come non mai. Era amore? Continua…

Strambe teorie

E’ passato quasi un anno. Non avevo più avuto rapporti amicali con quella persona. Era finita male, ma di certo lui non aveva facilitato il compito. La sua arroganza rasentava quasi la follia e i suoi discorsi non erano da meno. Le sue strambe teorie su chi frequentare, erano troppo per una persona che, attualmente, lavora, combatte, ogni giorno per l’integrazione sociale. Il sentir dire da lui: “Esco solo con le persone fighe…” provocava in me un senso di delusione e rabbia perché percepivo questa sua scelta come una forma, molto retrograda, di discriminazione. Forse esageravo, ma non tolleravo che sminuisse così la figura femminile. Certo c’erano donne e donne, ma il ruolo di soprammobile non era mai stato il mio forte. Come potete immaginare, fu, ben presto, esiliato dalle mie amicizie. Ma la mia, era una scelta avventata? Scoprii poi, che anche con il passare del tempo, nulla era cambiato. Erano trascorsi mesi e mesi, ma tutto era rimasto com’era. L’avevo, allora, semplicemente sopravvalutato?