Incontri domenicali

Era una domenica come tante, mi alzai relativamente presto. Con gli occhi ancora impastati di sonno mi preparai la mia colazione. Finalmente a stento era uscito il sole, l’aria era tiepida, ma il mio umore era altalenante. La stanchezza che avevo non era scivolata via nemmeno con una doccia. Invece di restarmene nella mia stanza a oziare, decisi di uscire. La meta era una cioccolateria nel quartiere studentesco di San Lorenzo. Tornare nel tardo pomeriggio in quel luogo, mi metteva angoscia. C’era un’atmosfera cupa, troppo silenziosa. La piazzetta a malapena si riconosceva. Incontrai un mio amico, ma appena lo vidi capii subito che non ero l’unica con l’indole precaria. Ci dirigemmo, dopo un primo scambio di battute, verso il locale: “Chiuso!” L’entusiasmo svanì presto. Nonostante ciò, eravamo in perfetta sintonia. Sapere che c’è qualcuno che comprende il tuo stato d’animo era confortante. La totale indifferenza, l’inerzia fisica, l’assenza di una qualsiasi reazione fisica era tangibile. Ma era colpa del giorno festivo e della mia non dose di theobroma cacao?

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Mind the gap

“Mind the gap! Mind the gap!” Ma si è mai così attenti al vuoto quando è intenti a fare altro? Tutti i giorni, ci alziamo, andiamo a lavorare, prendiamo la metro. E in quegli istanti, dove ogni giorno scendono e salgono passeggeri dai vagoni, la mia mente si sofferma. Se il vuoto in fisica è l’assenza di materia in un volume di spazio, nella vita reale cos’è? Frustrazione? Tristezza? Angoscia? Sta di certo, che qualunque sia la causa, è lì. Non va via, emerge appena ti fermi. Si manifesta come un buco allo stomaco, un macigno che ti trascini, ma non riesci a sollevare, un senso d’inquietudine che ti sovrasta. Ma è giusto abbandonarsi ad esso? Si dice che una volta toccato il fondo non si può che risalire. Ma quando lo si capisce? E se la vita fosse questo? Alti e bassi, un su e un giù continuo, un giro di roulette in attesa che arrivi il proprio numero?