Moulin Rouge

Paris, Montmartre, Bohème. Le associazioni corrono veloci. E così, che mi catapultai per un momento a quella che, mesi prima, era stata la mia dimora, un quartiere dai colori forti, dagli schiamazzi notturni e da bar sempre aperti. Ma era possibile condurre una vita al limite? D’altronde per questo era nato. Un’isola felice dove c’era una produzione di vino locale, privo di tasse ai confini di quello che era all’ora la città di Parigi. Divertimento, intrattenimento, peccato. Eppure il profumo delle boulangerie di prima mattina: quella era mia estasi. Entrava nella mia casa già dalle prime luci dell’alba. Mi coccolava, mi stuzzicava finché dolcemente mi svegliavo. Distrattamente indossavo le prime cose che trovavo in giro per la mia stanza e in un attimo, scendevo. Pronta a iniziare la mia giornata. Mi fermavo, due chiacchiere e in quel paradiso che raggiungevo la mia beatitudine. Ma in un luogo di trasgressione, fatto di lustrini, di ballerine di can-can, di artisti maledetti, si poteva essere così vicini a Dio?

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