Déjà vu

E così che cominciai a vomitare tutto quello che pensavo di lui: dall’inizio alla fine. Mi passarono davanti una miriade di déjà vu che avevo rimosso temporaneamente e che al solo pronunciare di quel nome riaffioravano sempre più nitidi. Si va avanti, ma il male che si è ricevuto gratuitamente non si scorda mai, crea ferite che solo il tempo sa risanare. La mia era più che cicatrizzata, ma volevo una volta per tutte, pulirmi lo stomaco e fargli capire quanto era stato ingiusto nel comportarsi così con me. Ma come spesso capita, le persone, se pur mostrano un minimo di pentimento, hanno difficoltà a porgere delle scuse. O meglio, erano arrivate, ma con tanta sufficienza e arroganza. Secondo lui, avrei dovuto capire le circostanze e farmi da parte. Dovevo in poche parole, starmi zitta e incassare il colpo. Per carità, quello l’avevo incassato ma sempre con testa alta e a modo mio e cioè tagliando ogni sorta di rapporto amichevole. La sincerità e l’onestà non sono virtù di molti!

Ex, il ritorno…

Il tempo scorre. Sembrava ieri, quando decisi di tagliare i cosiddetti rami secchi, un taglio di quelli netti, decisi e soprattutto dolorosi. Si sa, sono una di quelle che preferisce incassare il colpo subito, abituarmi all’assenza di alcune persone nella mia vita ma essere coerente con se stessa. E così feci tanto tempo fa, mi tolsi alcune zavorre in amore e in amicizia. Dopo anni e anni di pettegolezzi, di ore a chiedersi il perché di alcuni comportamenti, il mio ex se ne era uscito con una banale frase, pensando di poter chiacchierare amorevolmente con me che non aspettavo altro. Ovviamente non era così e tra stupore, rabbia, e anche voglia di vendetta (si lo ammetto, una parte di me voleva togliersi qualche dente amaro) gli risposi, dicendo che non era opportuno sentirsi visto il come c’eravamo lasciati ma poi nella vita capita che hai il momento per riscattarti, per far valere chi sei, e allora perché non prenderlo al balzo?

Indovinate chi era?

Dunque, dove eravamo rimasti? Fermo restando che ne è passata di acqua sotto i ponti in questi mesi, incomincerei con la cosa più bella che mi potesse capitare in questo periodo nonché fresca fresca di giornata. Proprio mentre ero intenta a finire i miei ultimi giorni di lavoro, conclusi con il botto, che poi vi spiegherò in un post futuro, alle due di notte qualcuno decise di scrivermi un banalissimo:  “Ciao, come stai?” Mi alzai come sempre la mattina, presi il mio cellulare e non ci potevo credere. Era l’unica persona da cui non mi sarei mai aspettata nulla del genere: orgogliosa, egocentrica, egoista, permalosa e perfino presuntuosa. Una di quelle che non ci metti molto a farle uscire dalla tua vita e quando finalmente te ne sei liberata, tiri un sospiro di sollievo… Indovinate chi era?

Il punto della situazione

Sono passati mesi e non so minimamente se il mio letargo sia finito. La vita è così, alcune volte ci mette di fronte a un bivio, ci impone di fare scelte. Ed io in questo momento più che farle, mi sono dedicata letteralmente a fare altro. Non so se sia aver passato la soglia dei trent’anni, ma vivo ogni evento non provando emozioni. Se qualcuno mi disdice un appuntamento, non mi arrabbio. Se mi trattano male, mi giro e me ne vado. Più mi affanno a crearmi situazioni in cui dovrei essere contenta, felice, e più mi ritrovo a costatarne il disfacimento totale. Allora cominci a riflettere, capisci che forse il più grande sbaglio è crearsi aspettative, investire su situazioni, persone. Decidi di vivere alla giornata, ti rendi conto che però più o meno il tempo passa e tu sei sempre lì, a fare sempre le stesse cose: ti alzi la mattina, vai al lavoro, ritorni stanca morta e senza voce ti addormenti sul letto con il telecomando del televisore in mano. E proprio quando fai ragionamenti di questo genere, la vita forse ti riserva altro per te…